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LA PSICOTERAPIA DA REMOTO CON I BAMBINI AL TEMPO DEL COVID-19
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LA PSICOTERAPIA DA REMOTO CON I BAMBINI AL TEMPO DEL COVID-19

Quale lavoro terapeutico con i bambini è praticabile da remoto? E’ possibile proseguire le psicoterapie infantili che venivano fatte in studio passando alla modalità on line? 

A fronte dell’emergenza sanitaria ci è stato fortemente raccomandato il massimo utilizzo della modalità di “lavoro agile” o lavoro a distanza. Come ogni psicoterapeuta mi sono interrogata sulla possibilità di poter proseguire il lavoro clinico valutando ciascuna situazione specifica. 

In letteratura ci sono diversi riferimenti ai lavori di psicoterapia on line con adulti e adolescenti, viceversa pochissimi sono gli studi che riguardano l’efficacia della psicoterapia dell’età evolutiva on line. 

Un interessante studio sul trattamento di preadolescenti è stato condotto da Sehon (2015). L’autrice afferma di non aver osservato differenze significative rispetto al lavoro in presenza, avendo potuto preparare e predisporre anche a distanza un setting adeguato per il paziente e per il terapeuta al fine di poter agevolare quell’attitudine all’ascolto empatico e rispettoso delle comunicazioni dei bambini.

La questione del setting appare cruciale in questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo poiché ogni paziente sembra comunicare una differente modalità di incontro “a distanza” che trova più consono alla propria persona. C’è chi preferisce sedute telefoniche, chi video-sedute o chi preferisce sospendere fino a quando ci sarà la possibilità di riprendere in presenza. A questo proposito Bolognini (2020) parla di criterio della “sartorialità” necessario nella confezione di un setting temporaneo personalizzato per ogni paziente.

Nel lavoro terapeutico ad orientamento psicoanalitico con i bambini il cambiamento di setting presenta ulteriori complessità. Sala (2020) sottolinea come nelle sedute con i bambini la presenza fisica, la corporeità del piccolo paziente e del terapeuta, svolgono un ruolo importante. Fondamentali sono anche l’ascolto attento alle comunicazioni non verbali, la tonalità affettiva rivelata dalla gestualità, dai movimenti di avvicinamento e di allontanamenti, l’uso dello spazio, gli odori, l’atmosfera emozionale, in un setting che garantisce privacy e sicurezza, due aspetti che non sono pienamente regolabili dal terapeuta nel corso di una seduta in cui non si è fisicamente presenti nella stessa stanza. Per poter quindi ricreare un setting a distanza che permetta di continuare a giocare in modo terapeutico sarà importante poter contare sull’aiuto dei genitori. 

L’alleanza con i genitori, già fondamentale nelle terapie in presenza, diventa essenziale nelle psicoterapie da remoto. 

In questi mesi ho proposto ai genitori maggiori colloqui di confronto per poter:

  • condividere modalità di lavoro;
  • definire le condizioni concrete per un buon incontro nel rispetto della privacy e della segretezza delle comunicazioni del figlio;
  • monitorare l’andamento della nuova esperienza riflettendo su potenzialità e rischi nel passaggio alla modalità di lavoro on line.

Appare necessario poter riflettere con i genitori sugli spazi di terapia da remoto, ovvero definire insieme quale stanza della casa utilizzare per la seduta da remoto, dove posizionare il pc o il telefono in modo da garantire una buona ripresa e lasciando il bambino solo nella stanza (restando però a disposizione in caso di necessità), quali giochi o materiali mettere a disposizione.

Le sedute on line con i bambini hanno aperto possibilità di riflessioni e confronto con colleghi che si occupano dell’età evolutiva al fine di condividere domande, dubbi, possibilità di approfondimenti e riflessioni rispetto all’efficacia della cura. 

Per diverse settimane abbiamo sospeso le psicoterapie con i bambini in attesa di attivare un pensiero condiviso e creativo che ci permettesse di sperimentare e reinventare una modalità di lavoro che incontrasse bisogni e necessità dei bambini e delle loro famiglie.

I dubbi circa il poter giocare con la mediazione del pc e l’impossibilità di sperimentare la dimensione corporea si sono ridimensionati con stupore quando abbiamo osservato con quale prontezza e velocità i bambini si sono adattati all’interazione mediata dal video. Non solo hanno vissuto la nuova situazione con la curiosità tipica delle nuove avventure ma si sono mostrati propositivi e creativi nel proporre modalità di gioco, interazione e dialogo a partire dalle proprie competenze nell’uso del Pc, tablet o programmi on line. 

Lorenzo, 10 anni, appare molto più a suo agio rispetto alle sedute vis à vis. Disponibile alla relazione, apre parti di sè molto intime confidandomi che preferisce essere chiamato con il suo secondo nome. Mi spiega come adesso stia chiedendo a tutti, anche agli amici che giocano on line con lui, di chiamarlo così. Mi fa vedere la sua cameretta, il suo peluche preferito e mi spiega come preferisce dormire di notte. Suona il pianoforte digitale perché vuole farmi sentire una canzone, dice di essere però fuori forma perchè non sta più facendo lezioni di pianoforte. Mi chiede se voglio vedere come si gioca a quel videogioco che da tanti mesi abita le nostre sedute in presenza. Adesso può condividere lo schermo e farmi vedere dalla sua prospettiva. Mi spiega i personaggi del gioco, gli obiettivi e poi inizia a giocare. Io sono lì con lui e osservo con sorpresa le buone capacità relazionali e comunicative di Lorenzo.

Per alcuni bambini, come Lorenzo, la possibilità di comunicare attraverso un dispositivo tecnologico può rappresentare un’occasione di scoperta di parti di Sè. La mediazione dello schermo sembra fungere da facilitatore della relazione: Lorenzo, in stanza spesso inibito e silenzioso, appare molto più a suo agio dietro lo schermo, nella sua stanza. Condivide spazi molto intimi, in primis la sua cameretta e poi il suo videogioco, e mostra aspetti vitali del Sè che non avevano avuto modo di esprimersi nella stanza di terapia. Algini (2020) ha parlato di una più intensa intimità, spesso perturbante, che si sperimenta nelle sedute via Skype. Ci si sente stranamente vicini come se questi mezzi tecnologici, fungendo da limite rassicurante, possano allentare alcune difese.

Altri bambini ricorrono a difese di fuga nella fantasia per affrontare le incertezze e le paure del presente:

Tommaso, 7 anni, mi dice che ha un segreto: “di notte io mi travesto e divento Spider Man … devo andare a salvare il mondo! Ci sono ladri e nessuno di notte può proteggerci”. Racconta di sistemi di allarme che possono essere disattivati e di porte segrete che possono essere scoperte. Dice che per questo di giorno è sempre così stanco perché la notte deve fare “50 giri e non mi fermo mai!”.

Tommaso con le sue storie comunica la grande quota di paura e di terrore che possono  sperimentare i bambini in questo momento di pandemia dove neanche gli adulti hanno le certezze e il pieno controllo di ciò che sta accadendo. Un nemico spesso definito invisibile che i grandi faticano a contenere spaventa troppo Tommaso che sente di dover prendere il controllo e “salvare il mondo”. Emerge un grande bisogno di sentirsi protetto, al sicuro. In seguito il bambino riuscirà a trasformare la sua paura e il suo bisogno di controllo in una costruzione creativa: un robot fatto di cartone con occhi ad infrarossi che può intercettare il Corona-virus e distruggerlo.

In alcune situazioni i bambini mostrano notevoli difficoltà nello stare dall’altra parte dello schermo. In particolare si tratta di bambini che faticano ad autoregolarsi e presentano una iper-attivazione motoria se troppo sollecitati dal dispositivo tecnologico e dalle sue molteplici funzionalità:

Luca, 8 anni, si alza spesso dalla sedia o muove la testa guardando in ogni direzione. Dice inoltre di non sentirsi tranquillo perché teme che la mamma possa sentire ciò che sta dicendo. Tocca spesso la tastiera e mentre parlo mi manda emoticon nella chat di Skype. E’ molto difficile mantenere l’attenzione su ciò che facciamo e fatica a trovare argomenti o giochi interessanti da condividere. 

Il funzionamento del bambino è certamente un parametro da considerare quando si propone un lavoro a distanza perché bambini con maggiori difficoltà attentive/di concentrazione o bambini che necessitano di un contenimento più strutturato faticano a vivere in modo costruttivo l’incontro virtuale. 

Si tratta di un periodo transitorio dove l’accesso alla modalità virtuale al momento rappresenta la possibilità di garantire e preservare un senso di continuità, nell’attesa di poter riprendere il trattamento in presenza.

E’ come un viaggio itinerante, le tappe le valutiamo di volta in volta avendo però bene in mente l’orizzonte che è il senso della cura. 

Bibliografia

Algini, M.L. (2020) Strane sedute nel tempo del Covid. Note per una circolazione di pensieri…, https://sipsia.org/strane-sedute-nel-tempo-del-covid/

Sala, A. (2020)PRIME RIFLESSIONI SUL CONTINUARE LE PSICOTERAPIE “A DISTANZA” www.sppscuoladipsicoterapia.it/

Bolognini, S. (2020) Dialogo con S. Bolognini, a cura di F. Bollorino,  http://www.psychiatryonline.it

Sehon, C. (2015) Teleanalysis and teletherapy for children and adolescents? In  Scharff, J. Psychoanalysis Online 2, Impact of Technology on Development, Training, and Therapy, Routledge, NY


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