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Come i Colori Possono Esprimere le Emozioni
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COME I COLORI POSSONO ESPRIMERE LE EMOZIONI?

DA KANDINSKY AL DISEGNO IN PSICOTERAPIA

 

Questo articolo è stato ispirato dalla partecipazione alla mostra di Kandinsky “Il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione” che dal 15 Marzo al 9 Luglio 2017 è stata in programmazione al museo MUDEC di Milano. Nel corso della visita sono stata molto colpita da come l’autore fosse riuscito a comunicare, tramite le sue opere, l’importanza del periodo infantile.

Si ritrovano nei suoi dipinti riferimenti ai giochi tipici del suo tempo (cavalli di legno, bambole) e ai personaggi delle fiabe (cavalieri, draghi e principesse). Gli artisti del cavaliere azzurro (movimento artistico nato in Germania che costituì l’avvio dell’arte astratta) erano accumunati dalle aperture ai valori dell’istinto e della naturalezza.

Essi cercavano di ritrovare e di ripercorrere le maniere espressive dell’ingenuità dell’infanzia e delle arti popolari come manifestazioni di un rapporto non mediato con lo spirito della natura. Da qui il loro interesse per la pittura dei bambini, per il folklore e i naif. Teorizzarono e praticarono un’arte intesa come espressione di contenuti interiori anche attraverso una mediazione tra musica e pittura. E’ una sorta di viaggio alla ricerca della creatività e dell’ispirazione. Si rifiutano i dettami accademici a favore di un’arte che sappia toccare la sfera emotiva e spirituale vista come scambio di esperienze nuove e sempre diverse. (commento tratto dal Museo delle Culture di Milano, per la cura di Silvia Burini e Ada Masoero).

L’autore russo all’università studia giurisprudenza ma si dedica con molta passione all’etnografia, alla ricerca delle origini della cultura del suo paese. Segue anche gli studi classici e musicali ricercando brani  che rappresentano delle vere memorie storiche.

Musica, disegno, scrittura: tanti canali di comunicazione per esprimere nel modo più autentico e spontaneo le proprie origini e il proprio mondo interno. Diverse forme d’arte che Kandinsky riesce ad integrare in una forma comunicativa globale. Nel suo saggio “Lo spirituale nell’arte” del 1911 l’autore scrive:

“Il colore è la tastiera, gli occhi sono il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde”

L’arte ha sempre rappresentato nel corso della storia un grande veicolo di espressione ma qual’era il significato che Kandinsky attribuiva al colore?

Come i colori possono esprimere gli stati d’animo?

L’autore spiega così l’uso delle macchie nere:

“è come un nulla senza possibilità, un nulla morto dopo l’estinguersi del sole, come un silenzio eterno senza avvenire e senza speranza, risuona interiormente il nero”.

(Tratti Neri, 1920)

Kandisky dà vita a un linguaggio artistico originale con la forza comunicativa del colore: esso esprime suggestioni e stati d’animo difficili da narrare figurativamente come suggerisce il titolo di un quadro “Muro rosso: destino”.

Anche nel dipinto riportato accanto intitolato “Mosca: Piazza Rossa” l’autore fa largo uso del colore rosso descrivendolo così:

il colore rosso potrebbe causare una vibrazione psichica simile ad una fiamma poiché il rosso è appunto il colore della fiamma, il rosso caldo ha un effetto eccitante che può intensificarsi fino a diventare doloroso forse anche attraverso la sua somiglianza con il sangue che scorre”.

Mosca è la città “madre” di Kandinsky, una delle immagini chiave di tutta l’opera dell’autore. Mosca è la madre avvolgente dove tutto ha avuto inizio e dove è possibile ritornare. E’ ancora evidente la dinamica regressiva: riaffiora l’infanzia.

L’immaginario dell’artista si nutre infatti di fiabe, impressioni e ricordi dell’infanzia. Egli stesso affermerà come nei suoi dipinti il reale sia filtrato attraverso gli occhi del suo mondo interno partendo dall’inconscio “ogni opera nasce nell’inconscio (…) è come un possente pulsare interiore contro le pareti che rinserrano l’anima, simile al travaglio di un parto”.

La metafora artistica utilizza le strategie del disegno, dei giochi e delle fiabe. Questi strumenti permettono di rappresentare in modo creativo, personale e peculiare l’immaginario interno.

Tutto questo accade anche nel corso di una psicoterapia dell’età evolutiva: il bambino (a volte anche l’adolescente) riesce attraverso il disegno a trasporre i propri pensieri, le proprie emozioni e le proprie sensazioni con metafore pittoriche. L’uso delle forme, dei colori, dello spazio ci permettono di comprendere spazi del Sé a volte difficili da narrare verbalmente.

Il disegno è un processo globale che, come la metafora linguistica, trasmette contesti, associazioni non razionali, intuizioni e impressioni. In cinque minuti passati a disegnare è possibile far convergere una grande quantità di sentimenti e sensazioni interiori che altrimenti non riceverebbero espressione verbale.

Con pennellate delicate, l’artista comincia a trasporre sulla tela un’esperienza di riflessione. Ne emergono miscele di colori e di forme, che rispecchiano immediatamente l’espandersi di un capolavoro profondamente personale (“Metafore terapeutiche per i bambini”, Mills& Crowley,1986)


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