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Quale Aiuto Per i Genitori?
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QUALE AIUTO PER I GENITORI? Molti genitori decidono spesso di richiedere la consulenza di uno psicologo per motivi che riguardano il mancato raggiungimento di alcuni step di sviluppo del proprio figlio (difficoltà nell’alimentazione o nel sonno, ritardo del linguaggio, fobie scolari, difficoltà nella socializzazione, difficoltà del comportamento o nel controllo degli sfinteri).

La problematica portata dal bambino  richiede un approccio più allargato e complesso che tenga conto dell’intero nucleo famigliare poichè, come ci ricorda Winnicott, “non c’è un bambino da solo, egli è sempre parte di una relazione”.

Questa modalità è tanto più idonea quanto più piccolo è il bambino che presenta il disagio, ma anche con adolescenti risulta molto efficace mantenere uno spazio di incontro con i genitori.

Ci sono genitori, più nel passato che adesso, che faticano a riconoscere l’importanza cruciale del loro contributo nel miglioramento del benessere del figlio.

Questi genitori chiedono:

“ma cosa c’entriamo noi? E’ lui che non sta bene!”

Altri genitori invece desiderano trovare uno spazio di confronto e accoglienza rispetto alle proprie difficoltà legate ad un compito tanto gratificante quanto impegnativo come è quello dell’essere genitori. Ecco allora che qualche mamma mi chiede:

E a noi chi ci aiuta?

In questa domanda si condensano paure, ansie e preoccupazioni legate al difficile compito genitoriale. E lo sappiamo bene: non esiste un manuale d’uso per diventare un buon genitore!

Proviamo a partire dal principio per cercare di chiarire alcune idee rispetto alla genitorialità, molto spesso caricata di aspettative anche un pò magiche che derivano da detti comuni come “essere genitori è la cosa più bella del mondo”.

La fase successiva alla nascita non è sempre quel periodo ideale, fatto di amore senza macchia, proposto dall’immaginario comune. La famiglia è chiamata a ripensare al proprio equilibrio per fare spazio ad una nuova vita, così dipendente dalle cure degli adulti per la propria sopravvivenza.

Molto spesso proprio a causa delle aspettative che si fanno i genitori rispetto a ciò che dovrebbe essere la loro responsabilità parentale si sviluppa quel clima di disillusione, di disorientamento e anche di disperazione, che può portare anche a momenti depressivi.

Nel processo di maturazione verso l’età adulta, il fatto di diventare genitori costituisce una tappa essenziale della vita, che merita uno sguardo particolare e specifico dello psicologo nel caso in cui l’incomprensione e la sofferenza compromettono le relazioni famigliari e lo sviluppo armonico del bambino.

Il genitore con la nascita del bambino rivive e riproduce in parte le esperienze della genitorialità a suo tempo e a sua volta vissuta. Si tratta di un lavoro complesso con emozioni contraddittorie tra sentimenti di elevazione allo status genitoriale e il lutto di non essere più solo figli.

Come ogni fase di transizione della vita anche il diventare papà e mamma attiva paure e angosce che possono mettere molto in difficoltà il futuro genitore. Sogni, ricordi, desideri e paure della propria infanzia si ripropongono e riemergono misti ai sentimenti di una nuova realtà.

Nel periodo della gravidanza tanti sono i sogni e le fantasie attorno al nuovo nascituro: chissà se sarà maschio o femmina? Chissà che occhi avrà?

Sarà vivace o calmo o curioso? Ogni genitore vive questo periodo di attesa con grande partecipazione e coinvolgimento affettivo attivando numerosi pensieri, desideri e aspettative.

Quando arriva il bambino la realtà si impone nella sua concretezza che può o meno corrispondere a quel bambino “ideale” che il genitore si era immaginato. Solitamente l’adattamento alla realtà concreta spazza via ideali e desideri di controllo e consente di offrire al neonato un’accoglienza di buona qualità.

E’ proprio in rapporto al bambino così com’è che i genitori devono addattarsi e regolarsi tenendo conto delle caratteristiche temperamentali, emotive e relazionali del bambino che si spera siano il più possibile compatibili con caratteristiche temperamentali, emotive e relazionali del genitore, altrimenti il lavoro diventa più impegnativo ma non impossibile!

Quando i genitori mi chiedono “cosa dobbiamo fare?” anch’io mi lascio interrogare da questa domanda sapendo che non esistono soluzioni magiche o indicazioni valide per tutti.

Ciò che penso di poter fare è non lasciarli soli, condivido dubbi e preoccupazioni. Insieme possiamo esplorare le strade che sembrano percorribili in quella particolare situazione tenendo conto delle caratteristiche uniche di quei genitori alle prese con quel bambino e non un altro.

Per alcuni genitori potrà essere utile una strada, per altri una completamente diversa. La stessa strada inoltre può risultare efficace in un periodo del cammino ma poi è necessario modificarla, rettificarla o anche abbandonarla se non si rivelerà la più utile per loro in quella situazione.

L’importante è avere in mente una meta perchè la vita insegna che una meta è sempre possibile, anche nelle situazioni più difficili e problematiche (A.Marcoli).

Un antico proverbio africano recitava “anche il viaggio più lungo inizia con un solo passo”.

Tra le cose che possiamo fare a volte ci può essere anche l’interrogarci su quali sono le modalità con cui entriamo in relazione: a volte pensando di agire nel migliore dei modi ci troviamo a sperimentare penose ripercussioni su di noi e sulle persone a cui teniamo di più.

Quel modo di agire, quella strategia adottata, si rivela allora poco utile e funzionale al nostro benessere e quello degli altri. Mi capita di sentire spesso frasi del tipo “l’ho sempre fatto, mi viene in automatico, non saprei spiegare perchè”.

Ecco che allora possiamo insieme pensare a quali sono  i comportamenti o i pensieri che vengono automatici, a quali meccanismi fanno riferimento?  Attingendo a ricordi infantili si possono ad esempio individuare modalità di relazione messe in atto da parte di chi ci circondava, i nostri genitori soprattutto, che ci hanno particolarmente disturbato o fatto soffrire, ostacolandoci nel corso della nostra crescita, e quali invece ci hanno aiutato – e sono di certo la maggioranza, altrimenti non saremmo potuti crescere.

E allora è quella strada, intrapresa automaticamente in passato senza averne la consapevolezza, che possiamo cercare di rettificare, di modificare o addirittura, col tempo, di abbandonare, allentando o spezzando il nostro anello della catena. A volte ci riusciremo a volte no, ma anche il solo fatto di aver individuato una strada e l’esserne consapevoli ci permetterà di percorrerla in modo più elastico, flessibile cercando di modificare quando sarà necessario o tollerare quando non riusciremo a farlo (A. Marcoli).

Con sguardo benevolo verso noi stessi, verso le nostre fragilità e i nostri limiti, impareremo pian piano a guardare i nostri bambini con altrettanta attenzione e benevolenza provando ad essere quello che un famoso studioso della relazione genitore-bambino (D.Winnicott) definiva come

genitori sufficientemente buoni.


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